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domenica 13 maggio 2012

S.O.S. PAPA’

 

SOS PAPA'

Ecco un estratto de: LA LEGGE DI MURPHY DEI PAPA':

Legge sulla febbre del venerdì sera
Se un bambino deve ammalarsi lo farà nel week end.

Eccezione alla legge sulla febbre del venerdì sera
La suddetta legge non si applica ai week end in cui piove.

Legge sul tempismo della popò
Il bambino farà la cacca subito dopo che gli avrai cambiato il pannolino.

Prima legge sulla farmacia di turno.
La farmacia di turno è sempre quella più lontana.

Seconda legge sulla farmacia di turno
Non solo la farmacia sarà quella più lontana, ma sarà anche sprovvista del farmaco per le colichette che cercavi...

Terza Legge sulla Farmacia di turno
E se alla fine sarai riuscito a trovare il farmaco che ti serve, quando tornerai a casa troverai mamma e bambino che dormono beatamente perché la colichetta è passata...

Legge di Pippo Franco sulla pipì
Allo Stadio al bambino scapperà la pipì nel momento del rigore.

Legge sulla maglietta qualunque
Quando tua moglie ti diceva “mettigli una maglietta qualunque” intendeva tutte tranne quella.

Legge sul posizionamento delle bavette nel comò
Se inizierai ad aprire i cassetti dal basso quello in cui ci saranno le bavette sarà quello in alto.

Corollario alla legge sul posizionamento delle bavette nel comò
Se inizierai ad aprire i cassetti dall’alto quello in cui ci saranno le bavette sarà quello in basso.

Legge sui nonni
Se neghi una cosa al tuo bambino subito dopo gliela daranno i nonni.
Se dai una cosa al tuo bambino subito dopo i nonni ti diranno che non dovevi dargliela.

Legge sui giocattoli
Puoi comprargli tutti i giocattoli che vuoi, preferirà sempre il tuo cellulare, il telecomando o qualcosa di tagliente, o fragile, o comunque pericoloso..

domenica 25 dicembre 2011

LE COSE PIU’ VERE

 

auguri

“ A  volte,  vedere per credere.

E a volte le cose più vere del mondo

sono le cose che non possiamo vedere ”

 

crea Babbo Natale

giovedì 22 dicembre 2011

PIU’ CHE ALTRO E’ UNA FESTA PER BAMBINI

 

panettone

dal “IL FOGLIO”  Manuale Di Conversazione

– Siamo già a Natale.

– Come passa il tempo: solo ieri era Pasqua.

– Prefigurarsi il delirio degli acquisti e la frenesia del traffico. Esprimere il desiderio di risvegliarsi il 7 gennaio.

– Senza neve non è Natale.

– Avere abolito i regali qualifica come persone di grande indipendenza di spirito, restie ai compromessi della società consumistica. Spiare con compiacimento gli sguardi d’invidia degli astanti.

– Il Natale quest’anno non l’ho sentito per niente. Ogni anno sentirlo meno del precedente.

– Le pubblicità dei panettoni e dei pandori sono le stesse anno dopo anno, così hanno finito per diventare loro la vera tradizione.

– Detestare tutti i bambini delle pubblicità natalizie senza eccezione.

– Sono spariti gli zampognari. Dolersene.

– Sono ricomparsi gli zampognari. Rallegrarsene.

– Ricordare che Babbo Natale è un’invenzione della Coca-Cola suggerisce una visione laica e disincantata della vita.

– Ma Babbo Natale e la Befana hanno una relazione clandestina? E se sì, perché non la ufficializzano invece di continuare ad andare per tetti?

– Sostenere l’inopportunità di rivelare troppo presto ai bambini che non è Babbo Natale a portare i regali, affinché non diventino stronzi materialisti prima dell’adolescenza.

– A Natale si dovrebbe essere tutti più buoni, per questo, di solito, si litiga con i familiari: le aspettative sono una iattura.

– Ogni anno ripromettersi di mangiare normalmente, quindi lasciarsi travolgere dal cenone di sei ore.

– Ogni anno c’è sempre un invitato al cenone che non avete la minima idea chi sia.

– Ci sono due grandi partiti: quelli che aprono i regali alla mezzanotte e non un attimo prima e quelli che non resistono e all’antivigilia scartano i pacchi. Poi c’è una minoranza perniciosa che non sa trattenersi e rivela quel che c’è nel pacco.

– Per via della crisi le luminarie natalizie cominciano ad assomigliare a decorazioni funebri. Lagnarsene scuotendo la testa e ricordare anni in cui l’intera città era illuminata a festa.

– Dopo i pranzi natalizi resta sempre un panettone appena cominciato che poi viene intinto nel tè per la settimana seguente. Dirlo in tono sognante come se si trattasse della madeleine proustiana.

– Più che altro è una festa per i bambini, perché se fosse per me…

– Riciclare i regali è legittimo, il difficile è sapersi fermare. Per esempio, il set da parmigiano con il tagliere rotondo diviso in sei settori con relativi coltellini è già oltre.

– L’albero di Natale è laico, il presepe è confessionale, inoltre fa subito Natale in casa Cupiello.

– Il Natale allora sì che era una festa vera/cominciavo ad aspettarlo quattro mesi prima/i regali mi duravano una settimana... (Francesco De Gregori)

mercoledì 27 luglio 2011

IL TEMPO PASSA

 

Come passa il tempo.

Ottanta anni di vita  riassunta in pochi istanti, una metafora di quanto il tempo passi in fretta e noi non ce ne accorgiamo nemmeno!!  In 40 secondi gli anni come se volassero.

sabato 1 gennaio 2011

BENVENUTO !!!

 

benvenuto 2011

1º gennaio:

  • L'Ungheria assume la presidenza di turno dell'Unione europea.
  • Tallinn e Turku saranno Capitali europee della cultura, nominate dall'Unione europea.
  • L'Estonia adotta l'euro come moneta corrente.
  • In Irlanda divengono legali le unioni civili.
  • Dilma Rousseff viene proclamata presidente del Brasile, prima donna a ricoprire l'incarico.
  • In Italia entra in vigore la nuova carta d'identità elettronica
  • In Italia vengono liberalizzate le connessioni internet WiFi.
  • Obbligo di installare l'ESP sulle vetture immatricolate nell'Unione europea
  • In Italia scatta il divieto di produrre e utilizzare buste di plastica non biodegradabili

..si comincia così

sabato 25 dicembre 2010

DA BABBO NATALE…

 

Babbo Natale003

Babbo Natale004

Cara Rossella

come stai?

i miei Elfi mi hanno riferito del tuo comportamento, mmhmm … sei stata un po' monella, vero?  Mi raccomando di ascoltare sempre i più grandi, di non essere prepotente e di rispettare il prossimo. Fai la brava! Coltiva i tuoi interessi, anche quelli che possono sembrarti noiosi. Adopera coscienziosamente i tuoi balocchi.  Sei un po' piccola per il cellulare… Quando imparerai a dormire da sola e a muoverti per casa senza paura, ne riparleremo. Magari per il tuo compleanno, avrai una gradita ed inattesa sorpresa. Aiuta la mamma nelle faccende domestiche: presto diventerai una perfetta “donna di casa”.

Ascolta il tuo papà quando ti esprime una giusta osservazione che ti riguarda. Ricorda di non trascurare il tuo piccolo e fedele amico a quattro zampe: portalo un po' a spasso con te, abbi cura di lui altrimenti sarò costretto ad aggiungerlo alla mia squadra di renne: gli basta solo un rametto sulla fronte.

Buon Natale e prega Gesù Bambino per tutti i bambini del mondo

Babbo Natale

A BABBO NATALE…

 

NATALE

Caro Babbo Natale
Ti ricordi di me? Sono quella bambina che venti anni fa ti chiese una confezione di cerotti con gli animaletti, perché durante una delle mie solite marachelle mi ero tagliuzzata due dita della mano, e mi sembrava carino andare in giro con dei cerottini di classe.

Oggi sono un po' cresciutella, ma con l’anima di quella stessa bambina che ancora crede in te, e spera che il mio regalo arrivi anche quest’anno.

Ho un cagnolino, si chiama Piki ed è molto malato, il veterinario gli ha dato pochi giorni di vita.
Vorrei che lui rimanesse con me, ma non per egoismo, ma piuttosto perché l’adoro ed è così piccolino che non ha visto ancora niente della vita, e mi sembra così brutto il natale senza di lui.
So che questo ha l’aspetto più di un miracolo che di un regalo natalizio, ma se tu sei tanto buono, forse conosci la via giusta per parlare con Dio.
Caro Babbo Natale questo è il regalo che più desidero, e sarei disposta a rinunciare ai regali di tutta la vita per questo.
E se il Natale è amore per tutti gli uomini, aggiungerei che lo è anche per i nostri amici animali, che spesso ci amano ancora di più dei nostri simili.
Grazie caro mio Babbo, ti aspetto come sempre.
p.s. i biscottini e il latte li trovi sul camino!

con affetto…

venerdì 24 dicembre 2010

HAHAHAHA

Una risata può essere una cosa molto potente. A volte, nella vita, è l'unica arma che ci rimane! (Chi ha incastrato Roger Rabbit)

UNA RISATA AL CINEMA

0:00 The Godfather
0:05 Knocked Up
0:06 Breathless
0:08 The Empire Strikes Back
0:09 The Thin Man
0:11 The Sting
0:12 Midnight Run
0:14 Touch of Evil
0:16 The Room
0:17 Muppet Treasure Island
0:21 Teenage Mutant Ninja Turtles
0:22 Star Wars
0:24 Fear and Loathing in Las Vegas
0:28 Batman Returns
0:30 Throne of Blood
0:32 Jaws
0:33 To Be Or Not To Be
0:34 L'Eclisse
0:36 Some Like It Hot
0:37 Die Hard
0:38 A Night At the Opera
0:39 Visitor Q
0:40 Fargo
0:42 Menace II Society
0:43 Sunset Boulevard
0:45 Chinatown
0:46 Three Kings
0:47 Return of the Jedi
0:49 From Russia With Love
0:50 Twin Peaks: Fire Walk With Me
0:50 Amadeus
0:52 The Treasure of the Sierra Madre
0:56 Toy Story
0:58 The Man Who Shot Liberty Valance
1:00 High School: The Musical
1:01 Life of Brian
1:02 McLintock!
1:03 The Dinner Game
1:05 The Seventh Seal
1:08 Bram Stoker's Dracula
1:11 Team America: World Police
1:12 Notorious
1:15 Stripes
1:16 Withnail & I
1:17 Face/Off
1:19 GoodFellas
1:20 Conan the Barbarian
1:22 Kill Bill Vol. 2
1:24 Jurassic Park
1:25 Eyes Wide Shut
1:29 Planet of the Apes
1:31 Versus
1:33 Predator
1:35 Evil Dead 2
1:38 It's a Mad, Mad, Mad, Mad World!
1:40 The Deer Hunter
1:41 Sullivan's Travels
1:43 The Wizard of Oz
1:45 Caddyshack
1:46 Mary Poppins
1:48 Do the Right Thing
1:49 Laughing Gas
1:53 The Man Who Would Be King
1:53 Easy Rider
1:55 The Manchurian Candidate
1:57 Groundhog Day
1:58 Manhattan

  • Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo. (Giacomo Leopardi)
  • E tu gli ornavi del tuo riso i canti | che il lombardo pungean Sardanapalo | cui solo è dolce il muggito de' buoi, | che dagli antri abdüani e dal Ticino | lo fan d'ozi beato e di vivande.[1] (Ugo Foscolo)
  • Il riso castiga certi difetti pressappoco come la malattia castiga certi eccessi. (Henri Bergson)
  • Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una festa. Mio padre, prima dell'arrivo del nazismo, aveva capito che buttava male; perché, spiegava, quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso. (Dario Fo)
  • Il riso fa buon sangue, ed è il profumo della vita in un popolo civile. (Aldo Palazzeschi)
  • Il riso uccide la paura, e senza la paura non ci può essere la fede. (Il nome della rosa)
  • L'uomo si vendica col riso di coloro dei quali non può fare a meno nei giorni del tremore, del dolore e del terrore. (Giovanni Papini)
  • La donna è mobile qual piuma al vento, muta d'accento – e di pensiero. Sempre un amabile, leggiadro viso in pianto o in riso, – è menzognero. (da Rigoletto di Giuseppe Verdi)
  • Nulla è più sciocco di un ridere da sciocchi. (Gaio Valerio Catullo)
  • Per il fatto che l'uomo è un animale capace di ridere, non si deve ridere sempre, proprio come il cavallo, che pur può nitrire, non nitrisce sempre. (Clemente Alessandrino)
  • Ridere non è solo contagioso, ma è anche la migliore medicina. (Patch Adams)
  • Ridere significa aver paura. L'uomo è «l'animale che ride» perché lui solo sa di dover morire. (Giovanni Papini)
  • Riso è segno di piacere, pianto è segno di dolore; generalmente va cosi, ma poi, oh quanta varietà! Piangiamo anche di troppa gioia, che fa groppo al cuore; ridiamo di dolore, chi gode ad affrontarlo. E lo scetticismo ha un ridere o un piangere suoi propri: piangono certuni, perché l'uomo spera virtù o felicità, ed è sempre (dicono) vizioso e infelice; ridono altri, dacché l'uomo pigli sul serio la vanità della vita. Il contrasto della speranza co' fatti pare o ridicolo o lacrimoso; chi sorride alla nobiltà dell'uomo com'ha 'vanti di nobile spiantato, e chi piange quasi a' delirj di pazzo che credasi re. (Augusto Conti)
  • Se volete riuscire con le donne, non le fate ridere. (Federico De Roberto)
  • Si conosce un uomo dal modo in cui ride. (Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
  • Una risata può essere una cosa molto potente. A volte, nella vita, è l'unica arma che ci rimane! (Chi ha incastrato Roger Rabbit)

UN ALTRO NATALE

 

buon_natale-07

 

E’ NATALE.

di Dino Ticli

Roberto Landi avanzava con passo svelto lungo una viuzza acciottolata, piuttosto stretta e silenziosa. Aveva sollevato il bavero del cappotto e lo teneva stretto con la mano destra per ripararsi dal vento pungente e gelido che quella sera sembrava avesse scelto il suo stesso tragitto. Il cappello ben calcato fino agli occhi contribuiva a renderlo una figura anonima nella penombra. I lampioni, fissati ad un alto muro di pietre, emettevano una luce fioca e rossiccia ed erano così distanziati l’uno dall’altro che, quando ne aveva lasciato uno dietro alle spalle, poteva osservare la sua ombra accorciarsi sempre di più fino a vederla scomparire del tutto nelle zone di buio fitto.
- In che razza di posto mi ha mandato! - brontolò indispettito quando una raffica improvvisa e più forte delle altre gli fece volare via il cappello. Lo raccolse e lo calcò con più vigore piegando la testa in direzione del vento e trattenendolo con la mano sinistra.
- È inutile lamentarsi - si disse con amarezza. - Me la sono cercata io.
In effetti, quando il direttore aveva chiesto chi avrebbe voluto recarsi in quel paesino per scrivere l’ultimo articolo sulle tradizioni natalizie, tra lo stupore dei colleghi, si era offerto volontario. D’altra parte nessuno si era fatto avanti, comprensibilmente.
- Proprio tu, Landi? - aveva chiesto il direttore con un sorrisetto sulle labbra, ben conoscendo la sua avversione per quel genere di cose. Ed infatti, quando il suo capo, tempo prima, aveva proposto alla redazione l’idea di una serie di articoli da pubblicare nel periodo natalizio, era stato l’unico ad opporsi fermamente. Era convinto che non si potesse continuare a narcotizzare la gente con quel genere di cose. Il Natale era per lui solo una grande truffa ormai priva di significato tranne per i commercianti che si arricchivano approfittando dell’euforia incosciente che invadeva tutti ma non Roberto Landi, ovviamente.
- Proprio tu, Landi? - si era sentito ripetere con tono provocatorio, ma si era limitato a rispondere con un’alzata di spalle.
Nessuno avrebbe rinunciato volentieri ai festeggiamenti in famiglia, di certo non la vigilia di Natale. Ma lui? Il bello ed elegante Roberto Landi, ammirato dalle colleghe ed invidiato dai colleghi: cosa lo aspettava a casa?
- Casa - sbottò, chiudendosi ancor più nel bavero.
Anche lui si rendeva conto che una stanza d’albergo non poteva considerarsi una casa, anche se tante volte si era vantato della sua libertà con i colleghi. Entrare ed uscire senza dover rendere conto a nessuno, invitare amici ed amiche a piacimento, avere qualcuno che riordini senza dover nemmeno ringraziare. Bella vita davvero, ma quella era una sera speciale e non avrebbe trovato nessuno a tenergli compagnia e così meglio lavorare.
- Comunque sia, se il direttore si aspetta un articolo melenso come quelli scritti dai miei colleghi, avrà una bella sorpresa.
Sapeva già cosa avrebbe trovato nella chiesetta che lo aspettava in fondo a quella galleria del vento: uno dei mille insignificanti presepi tutti luci e stelline, magari uno di quelli con il giorno e la notte che si alternano cercando di ricreare la vita dove questa non c’è più, da duemila anni. O addirittura un presepio moderno dove al posto delle pecore ci sono le automobili, al posto delle case di argilla e mattoni, di legno e paglia, vi sono edifici in cemento e strade asfaltate.
- Niente stelle, però - ironizzò alzando gli occhi al cielo nuvoloso. - Lo smog e le luci di una città le rendono invisibili o così poco attraenti che è meglio guardare altrove.
Ma le sue considerazioni si interruppero bruscamente perché inciampò in un ciottolo sporgente che gli fece perdere l’equilibrio. Prima di alzarsi, si permise di imprecare a voce alta, tanto in quel deserto nessuno lo avrebbe udito. Si spolverò il cappotto e cercò invano il cappello che sembrava essersi dissolto.
- Al diavolo il cappello - concluse irritato rimettendosi in cammino.
Il vento ne approfittò per arruffargli i capelli ed infilarsi gelido tra il collo ed il bavero.
Fece gli ultimi metri corsa e spinse con forza una pesante porta di legno. Tirò un sospiro di sollievo, ma fu subito colpito dal forte odore di incenso, di cera e di umidità.
Sul fondo, appena illuminato, si intravedeva un altare sormontato da una pala di legno dipinta. Un Cristo benedicente, sebbene ormai inscurito dal fumo di mille candele, lo accolse con un sorriso immobile che elargiva da chissà quanto tempo.
Erano molti anni che non metteva piede in una chiesa e un inaspettato senso di disagio contribuì a renderlo ancora più inquieto. Si mosse allora lentamente sul pavimento di pietre irregolari per raggiungere una delle prime panche. Prima di sedersi, notò come lo scrupoloso lavoro di generazioni di infaticabili tarli e l’intenso uso, sebbene più deboli, avessero reso austeri quei poveri sedili. Per questo non lo ritenne un difetto anzi gli parve che tutto facesse parte di una scenografia che nemmeno il più abile degli architetti sarebbe stato in grado di creare.
Una luce, solo un po’ meno fioca di quella delle candele che ardevano ovunque, si accese presso un altare laterale. Ebbe un moto di fastidio, come se un rumore inopportuno e stonato avesse rotto l’incantesimo di un concerto.
- È il presepio - pensò. - Sarà meglio che mi sbrighi: non voglio rimanere oltre in questo posto. E devo anche cercare il parroco per l’intervista.
Ma non lo fece. Si diresse invece verso quella luce, come se si fosse accesa per lui. Sapeva che sarebbe rimasto deluso nel vedere l’ennesima ricostruzione, piena di buona e sciocca fede, di un fatto storico in cui troppe persone riponevano le loro speranze.
Era ormai all’altezza dell’altare laterale, quando le luci, dopo aver traballato per qualche istante si spensero del tutto.
- Scarse capacità tecnologiche - ironizzò avanzando ancora.
Un odore di muffa e di legno lo avvolse procurandogli dapprima un senso di fastidio; tuttavia gli risvegliò lontani ricordi e si trasformò rapidamente in qualcosa di dolce e piacevole: la casa di campagna dei nonni, la loro cantina piena di mobili polverosi e umidi tra i quali aveva passato ore giocando a nascondino con i suoi cugini.
- Non è un presepio moderno - commentò compiaciuto. - Questi oggetti devono essere vecchi almeno come le panche.
Ma la luce della chiesa era troppo fioca e poté distinguere solo le sagome nere dei personaggi. Erano piuttosto grandi e disposti nelle pose più strane.
- Forza, un po’ di luce - chiese in un bisbiglio, ma la luce non venne.
- Spero che vorrai scusarmi - disse poco dopo, ma senza nessuna ironia, al Cristo benedicente quando prese una delle candele che ardevano presso l’altare maggiore.
Tornò quindi rapidamente al presepio, proteggendo la piccola fiamma con una mano.
- Ed eccomi ancora qua - esclamò infine e liberò la fiamma.
Il personaggio più vicino fu illuminato di rosso e proiettò un’ombra che danzava al ritmo della fiammella. La statuetta era piuttosto grossa ed intagliata nel legno, come aveva immaginato. Era stata dipinta con cura e rappresentava un uomo di una certa età, con la faccia rugosa ed una folta barba bianca; reggeva una lanterna per illuminare la strada e gridava qualcosa di incomprensibile nonostante tenesse una mano attorno alla bocca per farsi sentire meglio.
- Non c’è nessuno ad ascoltarti e la tua luce non splende. Non affaticarti oltre e lascia che siano gli altri a preoccuparsi delle cose del mondo.
Più in là trovò una donna con un grande cesto sulla testa, all’interno del quale vi erano dei pani e dei pesci. Aveva uno sguardo serio e pensieroso che non lasciava trapelare nulla riguardo al luogo verso cui si stava dirigendo in tutta fretta.
- Cara, signora, probabilmente non sai nemmeno tu dove andare. Cammina, cammina e dopo tanti anni sei ancora qua, con i tuoi pani e i tuoi pesci alla ricerca di una meta. Forse il vecchio è tuo padre che non vedendoti tornare è uscito alla tua ricerca nel buio della notte.
Ebbe per un attimo la tentazione di spostare la statuetta della donna perché potesse finalmente ricongiungersi con il padre. Ma si vergognò di quel pensiero infantile.
Con la candela illuminò allora la strada seguita dalla donna che si inerpicava verso una collina, ma dovette immaginarla più che vederla. Una sorgente d’acqua, che la mano esperta di un pittore aveva saputo rendere viva e fresca, scorreva da una pietra ai piedi della collina e si gettava in una grande vasca. Un’altra donna era china presso la fonte e attingeva con un secchio. Una serie di pieghe sulla fronte e la smorfia sul volto non lasciavano dubbi sulla fatica a cui si stava sottoponendo.
- Non puoi fare altrimenti, lo so. Se avessi potuto scegliere, avresti sicuramente voluto nascere in una famiglia agiata dove altri avrebbero preso l’acqua per te. Ma così ha voluto la sorte ed ora ti tocca sollevare quel secchio che non riuscirai mai a riempire del tutto.
Più staccati, due uomini discutevano animatamente. L’argomento della disputa erano sicuramente due galline che uno dei due teneva per le zampe, mentre l’altro, forse un compratore, le indicava con la mano.
- Mi chiedi troppo per due galline. Sono magre e vecchie: ti darò la metà di quello che pretendi. D’altra parte nessuno te le comprerà e se non le dai a me le dovrai buttare. Il loro aspetto non inganna: devono essere morte da un secolo.
- Le ha uccise un cane, proprio stamattina. Erano due splendidi animali che producevano un mucchio di uova. Le ho sempre nutrite e accudite con cura e adesso tu vuoi che le regali.
- Calma, signori. Mettetevi finalmente d’accordo: ma sapete da quanto siete qui a contrattare? Sono sicuro che avete cose più importanti da fare, e a casa qualcuno vi attende...
- Sono diventato matto - disse a voce alta, interrompendo il flusso dei suoi pensieri, quando una goccia di cera bollente gli cadde dolorosamente sul dorso della mano.
Si massaggiò con vigore e fece per spegnere la candela ridotta ormai a un mozzicone, ma la fiammella, in una delle sue ultime danze, illuminò per un istante un angolo che altrimenti difficilmente avrebbe potuto vedere. E in quell’angolo un’immagine comparve per sparire nuovamente nel buio del presepio.
- Chi sei? - chiese ad un bambino.
Era piccolo, molto più piccolo rispetto alle altre statuine, quasi sproporzionato, come se l’autore avesse voluto accentuare il senso di fragilità e di tenerezza che suscitava. Se ne stava rannicchiato dietro a un masso risultando quasi invisibile. Alte erbe lo nascondevano ancor di più. Lo sguardo era perso nel vuoto ed un lungo bastone da pastore giaceva ai suoi piedi. Anche i suoi abiti rendevano chiaro il suo mestiere. Ma non vi erano né pecore né capre vicino a lui. Roberto diresse la luce tutt’intorno, ma il gregge più vicino si trovava in un’altra zona del grande presepio ed era accudito da tre pastori che sembrava sapessero il fatto loro.
- Dove sono le tue bestie?
- Le ho perse.
- Come hai fatto a perderle? - chiese ancora Roberto preoccupato, ben sapendo quanto fosse grave per un pastore perdere i suoi animali.
- Un canto - rispose il pastorello. - Ho sentito un canto dolce e inaspettato. Anzi era un coro di voci così belle che mi sono fermato ad ascoltare. Sarei rimasto lì tutta la notte se non mi fossi accorto che le mie pecore erano scappate. Le ho cercate dappertutto, te lo giuro, ma inutilmente. Ed allora mi sono nascosto dietro questa pietra.
- Perché non chiami qualcuno dei tuoi ad aiutarti?
- Piuttosto che tornare a casa rimango qui per sempre.
- Se vuoi, posso darti io una mano.
- Faresti questo per me? Perché?
- Ho tutto il tempo che voglio e nessuno che mi aspetti...
- Non hai figli?
- No.
- Nemmeno una moglie?
“Ne ho tante”, avrebbe voluto replicare, ma tante significava nessuna e così gli rispose: - Non ne ho.
- Allora sei proprio solo...
Che impertinenza. Non era solo, Roberto Landi: aveva tanti amici e conosceva un sacco di persone. Il suo cellulare squillava in continuazione. Quando lo desiderava, trovava sempre qualcuno che gli tenesse compagnia, e se proprio gli andava male, c’era pur sempre un buon libro o un film.
- In questo momento ho te - gli rispose con un filo di voce. Poi mosse la candela verso la parte destra del presepio. Si era accorto infatti che, nonostante la loro immobilità, tutte le statuine erano rivolte verso quella direzione, attratte da un richiamo al quale non si poteva non rispondere.
- Lì c’è sicuramente la capanna.
In effetti, i personaggi divennero sempre più numerosi: trovò un falegname, un arrotino, un venditore di olive, una lavandaia con un cesto sulla testa, un uomo in groppa a un asino, una signora anziana tutta curva... - Eccola! - esclamò quando la candela gli mostrò una stalla con un bue e un asino all’interno.
In un angolo, vicino ad una mangiatoia vuota, le statuine di Maria e Giuseppe erano già in adorazione, come ormai facevano da chissà quanti anni.
- Cosa cerchi?
Aveva illuminato un personaggio vestito di azzurro che dall’alto della capanna osservava la gente arrivare. Le ali spiegate e i lunghi capelli biondi dichiaravano la sua natura.
- Un gregge disperso.
- Sei un pastore?
- No, ma ne conosco uno.
- Guarda di fianco alla stalla.
Quattro pecore gonfie di lana se ne stavano beatamente sdraiate ai bordi della capanna. Le illuminò, ma il loro sguardo sembrava dire: “Guai se osi toccarci! Qui siamo a casa nostra”.
Tornò dal bambino, Roberto Landi, e senza pensarci troppo lo sollevò dal suo nascondiglio e lo portò con delicatezza fino alla capanna. Lo sistemò tra le sue pecore e gli parve, con soddisfazione, che l’espressione triste fosse scomparsa dal suo volto. Il pastorello aveva ritrovato il suo gregge e Roberto Landi aveva riscoperto qualcosa che pensava di aver perso per sempre.
- Ha ragione lei, signore. Il posto di quella statuina è proprio quello, lì tra le sue pecore. Qualcuno sbadatamente deve averlo dimenticato altrove.
Quella voce inattesa lo fece girare di scatto, sorpreso.
- Devo averla spaventata. Mi scusi, ma pensavo che mi avesse sentito arrivare. Comunque, io sono il parroco.
Il giornalista si guardò ancora attorno, smarrito; la chiesa infatti non era più vuota, ma numerose persone erano già sedute sulle panche.
- Sono qui in attesa della messa di mezzanotte - gli spiegò il sacerdote avendo colto lo stupore nel suo sguardo.
Intanto le luci del presepio si erano accese e avevano restituito alle statuine la staticità e l’impassibilità per loro naturali.
- Lei è venuto per quell’articolo sul nostro vecchio presepio, vero? - chiese ancora imbarazzato il parroco non avendo ottenuto alcuna risposta.
Roberto Landi si sentì pervadere da un senso di sollievo. Spense la candela, si passò, con un gesto a lui abituale, una mano nei folti capelli e finalmente rispose sorridendo: - Non più, credo che stasera sia Natale anche per me.

buon Natale

venerdì 19 novembre 2010

SOGNANDO

Sogna perché nel sonno puoi trovare quello che il giorno non ti può dare

VOGLIO UN MONDO ALL'ALTEZZA DEI SOGNI CHE HO....

Quando il corpo avverte la necessità di dormire, i neuroni situati nelle vicinanze degli occhi iniziano a mandarvi segnali. Questi neuroni sono situati tanto vicino a quelli che controllano le palpebre che queste iniziano a diventare pesanti. Le ghiandole iniziano a secernere un ormone che favorisce il sonno ed i neuroni inviano segnali al midollo spinale che rilassa il corpo.  L'interpretazione dei sogni nelle culture popolari è spesso semplicistica, e le stesse formule chiave vengono applicate indifferentemente a individui completamente diversi. La famosa smorfia napoletana è un elenco delle associazioni di immagini, situazioni, oggetti, avvenimenti con i numeri del gioco del lotto, un dizionario prêt-à-porter dei desideri di uscire dalla necessità con una vincita risolutiva. Ed invece con l'interpretazione dei sogni che nasce quella disciplina di indagine psicologica profonda chiamata Psicoanalisi. Lo sviluppo della psicoanalisi è andata di pari passo con l'elaborazione e quindi l'analisi e l'interpretazione dei sogni non solo dei pazienti ma anche degli stessi analisti.   Secondo Freud il sogno costituisce un mezzo tra i più efficaci per osservare le fantasie rimosse dalla  coscienza durante il giorno, ma che vengono rappresentate come in una specie di teatro durante la notte. Ci sono dei meccanismi che permettono al mattino di ricordare, per un certo tempo, immagini mentali e relative emozioni, normalmente censurate.

(http://www.sognilucidi.it)

Cosa ci dicono i sogni? Quale è il loro significato? Forse sono la chiave della nostra interiorità e ci aiutano a guardare dentro di noi? Ecco i siti dedicati alla dimensione onirica della mente che ci guidano nella loro interpretazione.

Scopri online il significato dei tuoi sogni con il libro dei sogni di Yougo.it! Scegli dall'elenco di parole disponibile in questa pagina, uno o più elementi presenti nel tuo sogno per conoscerne il significato o l'interpretazione.

http://www.yougo.it/librodeisogni/

Questo sito propone un viaggio tra le immagini oniriche più ricorrenti. Interpretare i propri sogni è un modo estremamente importante per capire noi stessi e la nostra relazione con gli altri. Il Libro dei sogni propone quindi non solo le spiegazioni delle nostre immagini notturne ma da la possibilità di vincere al lotto giocando i numeri vincenti collegati ai propri sogni.

http://www.librodeisogni.net/

I sogni possono essere interpretati con la legge dei contrari: una situazione che significa il contrario di un'altra, "mangiare dolce" per esempio, ci presagisce amarezza.  Per legge di analogia: una situazione che simboleggia qualcosa di somigliante, per esempio, la pioggia, simboleggia le lacrime.  Lo stesso si possono interpretare per kabala (significato dei numeri), per analogia biblica, ecc.

http://www.anael.org/italiano/sogni/simbologia.htm

Dai Sogni ad occhi aperti ai sogni nel sonno: Interpreta i tuoi sogni e condividi i tuoi incubi. In questo sito puoi scrivere, leggere, commentare e condividere i Sogni: le visioni oniriche durante il sonno, o i progetti e i desideri che vorresti realizzare.

http://www.sognintesta.com/

Sognando.come è l'universo d'incontro per gli appassionati di sogni. Vuole essere un luogo dove condividere i vostri sogni con gli altri e dove il mondo onirico si rivela in tutti i suoi aspetti più interessanti e curiosi. Per scoprire tutto quello che direttamente o indirettamente è connesso al mondo dei sogni.

http://www.sognando.com/index.asp

sabato 13 novembre 2010

CINEMA E CITAZIONI

Per gli appassionati di cinema. Siti come movieclips.com o moviequotes.com, hanno indicizzato migliaia di scene memorabili tratte da film di ogni epoca. Si tratta di pellicole conosciute, ma soprattutto di titoli di culto.

CINEMA 5

Diversa invece l’operazione di If We Don’t, Remember Me. Ma la citazione ha un diverso formato sono sempre scene che hanno lasciato un segno. Il metodo è completamente diverso: niente filmati, ma gif animate, immagini che contengono un lieve movimento, che si ripete in loop. Si va da Jack Nicholson che bussa alla porta con aria vagamente minacciosa in Shining a Steve Buscemi che mena calci in Fargo. 

CINEMA 1

CINEMA 3

CINEMA 4

CINEMA

CINEMA 6

giovedì 20 maggio 2010

AFORISMA

aforisma

Questo sito è il massimo per tutti gli appassionati della frase ad effetto e delle citazioni argute. E’ possibile trovare aforismi di ogni tipo e da ogni pensatore. E c'è anche una sezione dedicata ai computer, nella quale spicca Linus Torvalds: il software è come il sesso, è meglio quando è libero.

http://www.aforismario.it/

Le due più grandi invenzioni dell'uomo sono il letto e la bomba atomica: il primo ti tiene lontano dalle noie, la seconda le elimina.

Il matrimonio è il primo passo verso il divorzio.

Non tutti i bambini hanno la fortuna di essere orfani.

Non perdonerò mai a Noè di avere imbarcato anche un coppia di zanzare.

Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano.

"Papà, come si chiamano i maiali da piccoli? – Salvadanaio-

venerdì 19 marzo 2010

47 ANNI FA…

Auguri a tutti i papà, anche a quelli di cui custodiamo il profumo in un ricordo che si rinnova ogni anno…

matteo e vincenzo marzo 1963 001

A quelli che ci svegliano al mattino e a quelli che ci incoraggiano nei nostri cammini.

A quelli che vediamo poco e a quelli che vorrebbero esserci di più.

A quelli che un giorno si pentiranno di averci perso e a quelli che si aggrappano ad ogni nostro movimento.

A quelli che si commuovono e a quelli che ci regalano continue risate.

A quelli che ci insegnano a vivere e a quelli che ci lasciano sbagliare.

 vincenzo e matteo marzo 1963 001

A quelli che ci regalano i loro ricordi e a quelli che ci raccontano sempre le solite cose.

A quelli che non ci sono mai stati e a quelli che ci hanno guardati nascere.

A quelli che inventano storie per noi e a quelli che sanno non essere eroi.

A quelli che torneranno e a quelli che ci sono sempre stati.

Auguri a tutti i papà, anche a quelli di cui custodiamo il profumo in un ricordo che si rinnova ogni istante.

                                        “festa del papà 2010”

domenica 14 febbraio 2010

VALENTINE’S DAY

“If music be the food of love, play on”.
                                    Shakespeare

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"... Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense! ... "

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La Leggenda

A Roma, nel 270 D. C il vescovo Valentino di Interamna, amico dei giovani amanti, fu invitato dall'imperatore pazzo Claudio II e questi tentò di persuaderlo ad interrompere questa strana iniziativa e di convertirsi nuovamente al paganesimo. San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio, 270, San Valentino fu lapidato e poi decapitato. La storia inoltre sostiene che mentre Valentino era in prigione in attesa dell'esecuzione, sia "caduto" nell'amore con la figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla e che, in seguito, le avesse firmato il seguente messaggio d'addio: " dal vostro Valentino, " una frase che visse lungamente anche dopo la morte del suo autore...".

 valentine_love

“Via, via, vieni via di qui,
niente più ti lega a questi luoghi,
neanche questi fiori azzurri...
via, via, neanche questo tempo grigio
pieno di musiche
e di uomini che ti sono piaciuti...”

                                           Paolo Conte

 valentines_day_funny_02

“Addormentarmi così
fra le tue braccia
mentre tu mi baci
mi baci sempre più
addormentarmi così
sul tuo respiro
labbra sulle labbra
e non svegliarmi più
bocca a bocca
cuore a cuore
soffrire”

                Celentano                                        

valentine_prev

Romantic Montage - Andare

Romantic Montage -The Distance

Romantic Montage -Just Say YES

Romantic Montage - I don't want to miss a thing

heart_on_sleeve

giovedì 31 dicembre 2009

BUON ANNO

Pretendere sempre il meglio, evitando di sprecare minuti preziosi.

Girate ogni angolo del mondo, tagliate i traguardi prefissati, dormite sotto cieli diversi, non fermatevi al nome strano di un cibo e nemmeno all’apparenza di uno sconosciuto.

Leggete i libri dalle copertine anonime,

buttate gli orologi,

innamoratevi di più persone possibili perché per ogni periodo c’è quella giusta,

non esiste tempo e posto sbagliato,il cuore sa farsi sentire.

Siate predisposti alle amicizie, fidatevi di tutti, date tante opportunità finché non vi si spezzerà qualcosa dentro, il bello è ricostruirvi e scoprire che ne avete la forza.

Conservate le radici per ricordarvi di come eravate, ma non permettete che queste si trasformino in catene.  

Amate i vostri familiari per quello che sono. Siate pronti a scontrarvi e a combattere per lasciare un’impronta.

La differenza fatela per voi stessi e solo cosi chi vi ama potrà ricavarne benefici.

Sognate e ascoltate i vostri cuori, abbiate cura della vostra anima e del vostro corpo, ma se c’è da procurarsi un graffio e ne vale la pena, fatelo, quello guarirà e avrete qualcosa in più da raccontare ai vostri figli.

Sperate nel futuro, anche se guardandovi intorno c’è miseria da una parte e sperpero dall’altra, le rivoluzioni arrivano se lo vogliamo.

Non accontentatevi mai, continuate anche se le gambe tremano, fermatevi solo quando avrete smesso di respirare.

A tutti Buon Anno

mercoledì 23 dicembre 2009

NATALE NEL MONDO



....se proprio non sai come scriverlo in questa sezione troverete 70 modi per dire:

BUON NATALE

Afrikaans: Gesëende Kersfees!
Africano/ Eritrean/ Tigrinja: Rehus-Beal-Ledeats!
Albanese: Gezur Krishlinjden!
Arabo: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah!
Argentino: Feliz Navidad!
Armeno: Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand!
Bahasa Malaysia: Selamat Hari Natal!
Basco: Zorionak eta Urte Berri On!
Bengalese: Shuvo Naba Barsha!
Boemo: Vesele Vanocce!
Bretone: Nedeleg laouen na bloavezh mat!
Bulgaro: Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo!
Catalano: Bon Nadal i un Bon Any Nou!
Cileno: Feliz Navidad!
Cinese: (Mandarino) Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan!
(Cantonese) Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun!
Colombiano: Feliz Navidad y Próspero Año Nuevo!
Coreano: Sung Tan Chuk Ha!
Cornovaglia: Nadelik looan na looan blethen noweth!
Croato: Sretan Bozic!
Ceco: Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok!
Danese: Glædelig Jul!
Ebraico: Mo'adim Lesimkha, Chena tova!
Eschimese: Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
Esperanto: Gajan Kristnaskon!
Estone: Ruumsaid juuluphi!
Filippino: Maligayan Pasko!
Finlandese: Hyvaa joulua!
Fiammingo: Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar!
Francese: Joyeux Noel!
Gaelico: Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!
Gallese: Nadolig Llawen!
Giapponese: Shinnen omedeto, Kurisumasu Omedeto!
Greco: Kala Christouyenna!
Hawaiano: Mele Kalikimaka!
Hindi: Shub Naya Baras!
Indonesiano: Selamat Hari Natal!
Inglese: Merry Christmas!
Iracheno: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah!
Irlandese: Nollaig Shona Dhuit, or Nodlaig mhaith chugnat!
Islandese: Gledileg Jol!
Italiano: Buone Feste Natalizie!
Latino: Natale hilare et Annum Faustum!
Lettone: Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu!
Lituano: Linksmu Kaledu!
Macedone: Sreken Bozhik!
Maltese: Il Milied it Tajjeb
Maori: Meri Kirihimete!
Micronesia: Neekiriisimas annim oo iyer seefe feyiyeech!
Norvegese: God Jul, or Gledelig Jul!
Olandese: Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! or Zalig Kerstfeast!
Papua Nova Guinea: Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu!
Peruviano: Feliz Navidad y un Venturoso Año Nuevo!
Polacco: Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie!
Portoghese: Feliz Natal!
Rapa-Nui (Isola di Pasqua): Mata-Ki-Te-Rangi, Te-Pito-O-Te-Henua!
Rumeno: Craciun Fericit
Russo: Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom!
Samoa: La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou!
Serbo-Croato: Sretam Bozic, Vesela Nova Godina!
Serbo: Hristos se rodi!
Slovacco: Vesele, a stastlivy Novy Rok!
Sloveno: Vesele Bozicne, Screcno Novo Leto!
Spagnolo: Feliz Navidad!
Svedese: God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År!
Tailandese: Sawadee Pee Mai!
Tedesco: Froehliche Weihnachten!
Turco: Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun!
Ucraino: Srozhdestvom Kristovym!
Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket!
Vietnamita: Chung Mung Giang Sinh!
Jugoslavo: Cestitamo Bozic

venerdì 7 agosto 2009

IL SONNO DELLA RAGIONE CREA MOSTRI

Il sonno della ragione crea mostri, si diceva una volta. Siamo andati oltre. E' la castrazione del pensiero, l'abolizione del ragionamento e della materia grigia…

basta guardarsi attorno per vedere che tutti stanno ''dormendo''...

sabato 30 maggio 2009

L’IMBECILLE

 

Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile.